Casa a rom a Roma, Raggi contestata e insultata a Casal Bruciato …

Casa a rom a Roma, Raggi contestata e insultata a Casal Bruciato ...

Clima rovente a Roma, Casal Bruciato, dopo le minacce alla famiglia rom assegnataria di una casa popolare. Rosalba Castiglione, assessore M5s al Patrimonio e alle Politiche abitative di Roma Capitale, ha attaccato i contestatori ai microfoni di Radio 24: «Non parlerei di problema, il problema lo creano quegli individui imbecilli che strumentalizzano la paura di chi ignora una cultura diversa per fini personali». Il Partito Democratico scende in campo e sarà presente per un presidio “antifascista”: «Incitare all’odio, come inneggiare al fascismo, è un crimine. Questore e Prefetto impediscano manifestazioni di questo tipo e vietino il corteo di Casapound Il Pd sarà al presidio pacifico e antifascista oggi pomeriggio a Casalbruciato». Così su Twitter il dem Matteo Orfini: «Gridate, insultate, minacciate una donna e la sua bambina. Roma è meglio di voi. I romani non sono questo schifo. Contro questa barbarie ci vediamo tutti oggi alle 16 a CasalB ruciato». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

Alta tensione a Casal Bruciato, quartiere di Roma, a seguito del trasferimento di una famiglia rom in un alloggio popolare. Da due giorni, madre, padre e 12 figli sono stati assegnati ad un’abitazione nella periferia romana, e i residenti non hanno preso bene la decisione dell’amministrazione capitolina, protestando veemente. Numerose persone assieme agli esponenti di CasaPound e di Azione Popolare stanno protestando con insulti e minacce, alcuni indicibili. Pare infatti sarebbe partita nei confronti della madre dei 12 figli la minaccia “Ti stupro”. Insulti anche alla presidente del IV Municipio, Roberta della Casa, che ha voluto omaggiare la famiglia rom con dei dolci, un gesto che non è affatto piaciuto ai cittadini romani. Se da una parte sono in corso proteste accese e violente, per lo meno dal punto di vista verbale, dall’altra va segnalata la mobilitazione di una numerosa serie di associazioni che stanno cercando di tutelare la stessa famiglia di stranieri assegnata all’alloggio. Nel pomeriggio è prevista un’altra manifestazione indetta dai militanti di Casapound e dai cittadini del quartiere. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha sentito nel tardo pomeriggio sia il Prefetto che il Questore della Capitale per provare a fare il punto sull’ennesima giornata di proteste e caos a Casal Bruciato. La polizia per tutto il giorno ha dovuto presidiare e scortare la famiglia rom a cui è stato assegnato l’alloggio popolare, ma la situazione ovviamente non può restare in queste condizioni per molto. Il quartiere è sotto ferro e fuoco e lo scontro in piazza – finora senza scontri importanti, per fortuna – tra CasaPound e Asia Usb è feroce. «Il quartiere non vi vuole. Buffoni», attaccano i militanti di destra mentre il presidio di sinistra si arroccava davanti alla palazzina della famiglia rom; «Hanno il permesso di stare lì dentro al presidio? Fascisti di m…» replicano i manifestati di Asia dalla parte opposta del cancello. La polizia è intervenuta in serata per allontanare la ressa di attivisti di CasaPound e cittadini che si opponevano al passaggio della mamma bosniaca con in braccio una bambina: secondo quanto riportato da Repubblica, la donna all’ingresso nel palazzo è stata sommersa di insulti del tipo “Andate via!” e “Ti stupro”, non proprio il trionfo della legalità e della rispettabilità.

Non si placa la tensione a Casal Bruciato, dove l’assegnazione di una casa popolare ad una famiglia rom da parte dell’amministrazione comunale guidata da Virginia Raggi ha fatto esplodere le proteste dei residenti del quartiere alla periferia di Roma. Come riportato da “Il Messaggero”, gli abitanti sono ancora lì da questa mattina a presidiare via Sebastiano Satta e a protestare contro il fatto che il nucleo sia stato assegnato al nucleo familiare composto da 14 nomadi. Diverse donne radunate nel cortile condominiale di via Satta hanno gridato:”Li vogliamo vedere tutti impiccati, bruciati”. Un’altra donna ha dichiarato:”A mio nipote quando aveva 11 anni gli hanno puntato un coltello alla gola per rubargli un euro”. Insomma, la convivenza sembra impossibile. “Richiamiamo Mussolini che è morto?”, dice una residente in tono ironico; “Magari” rispondono altri in coro. (aggiornamento di Dario D’Angelo)

Non si placano le proteste in quel del quartiere Casal Bruciato, a seguito della decisione dell’amministrazione comunale di Roma di assegnare un alloggio ad una famiglia rom composta da padre e madre e 12 figli. Alle ore 17:00 di oggi il gruppo Casapound, di idee politiche di estrema destra, ha rinnovato il picchetto in via Sebastiano Satta, per proseguire una protesta iniziata nella giornata di ieri. La polizia di stato sta presidiando da ore la zona, anche perché da stamane alcuni dei residenti del posto stanno manifestando in maniera veemente. Sulla vicenda si sono espresse numerose associazioni, fra cui “21 luglio”, che ha invitato la sindaca Virginia Raggi a non arrendersi di fronte alle proteste di queste ore: «Chiediamo alla sindaca Raggi una cosa molto semplice – commentano dalla 21 luglio – far rispettare le leggi, garantendo ad ogni cittadino, al di là della sua etnia, la tutela dei diritti fondamentali e lottando, senza mezzi termini e tentennamenti, contro ogni minaccia e sopruso». Secondo 21 luglio, l’amministrazione comunale starebbe cedendo al “ricatto dell’estrema destra, manifestando una profonda debolezza e mostrandosi accondiscendente, di fatto, alle pulsioni neofasciste”. Parole forse spinte dalla decisione della stessa Raggi di prendere seriamente in considerazione l’idea di trasferire nuovamente la famiglia rom, nonostante sia stata assegnata nell’alloggio di Casal Bruciato soltanto due giorni fa. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

Alta tensione a Roma nel quartiere popolare di Casal Bruciato, dopo che l’amministrazione comunale ha assegnato un alloggio popolare ad una famiglia rom. Gli abitanti del quartiere, fomentati dai militanti di CasaPound, hanno atteso l’arrivo dei nuovi inquilini, madre, padre e ben 12 figli (il più grande 21 anni, il più piccolo 2), e non sono mancate le proteste: «Giovedì, quando mi hanno chiamato per darmi definitivamente l’alloggio – le parole della mamma rilasciate ai microfoni del quotidiano Il Mesaggero – io l’ho ribadito: là è troppo pericoloso, dateci casa in un posto più discreto. Mi hanno detto di stare tranquilla, e invece eccoci qua». Imer, il padre, racconta invece di urla e minacce: «i bambini sono terrorizzati». Ed in effetti l’umore della gente non è proprio a livelli elevati: «A me una famiglia di madre, padre e due figli, anche se so’ zingari, mi va bene pure – spiega un condomino – ma un campo nomadi, un asilo nido, sopra la testa non me lo puoi mettere. Perché la prima notte non dormo io, poi non dormono loro». Da un’altra parte urlano “Vi tiriamo una bomba”, mentre Teresa aggiunge: «Molti di noi hanno riscattato queste case con grandi sacrifici, paghiamo i mutui e adesso ci piazzano dentro i rom». E in Campidoglio si sta già discutendo sulla possibilità di trasferire la famiglia di rom altrove, a due giorni dal loro arrivo. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

È ancora rivolta a Roma, è ancora bufera tra rom, Casapound e semplici abitanti dei quartieri della periferia, è ancora caos a Casal Bruciato dopo le recente proteste a Torre Maura e Casalotti: dopo che un’altra casa popolare è stata assegnata ad una famiglia rom proveniente dal campo La Barbuta, è esplosa la rivolta in strada con i cittadini romani di nuovo sostenuti da CasaPound, sempre presente ultimamente in questi casi di profonda protesta contro le autorità e il Comune amministrato da Virginia Raggi. «Tanto vi tiriamo una bomba», sarebbe questa la minaccia ricevuta da CasaPound – riportata dalla famiglia rom “obiettivo” della protesta – in merito alla casa popolare assegnata a Casal Bruciato. «Non possiamo uscire e abbiamo paura», spiega il padre 40enne di origini bosniache assieme ai 12 figli barricati nell’appartamento assegnato. «Abbiamo subito delle minacce. Ci sono queste persone qui sotto e non sappiamo come dobbiamo fare. Ci hanno detto che dobbiamo andare via e non possiamo stare qui. I bambini hanno paura. Ci hanno detto: ‘questa casa non è vostra’, ma questa casa ce l’ha data il Comune», denuncia sempre il padre della famiglia rom.

La bagarre politica però non si frena e “monta” ancora una volta la rabbia sociale e il degrado nelle periferie della Capitale, il vero vulnus problematico che ancora nessuno è riuscito a risolvere: CasaPound in piazza con i cittadini di Casal Bruciato, le opposizioni della Raggi che calcano la mano e la sindaca che abbozza una risposta ad una emergenza sempre più incontrollabile. Questi i fatti principali delle ultime ore, con la situazione su Roma (e non solo) che lambisce le vicende nazionali del Governo, con i M5s che accusano la Lega di “fomentare” la presenza di CasaPound nei luoghi di maggiore disagio e degrado d’Italia. «Da quanto ci risulta in zona Casal Bruciato, via Satta, l’amministrazione 5 Stelle avrebbe assegnato un nuovo alloggio popolare a una famiglia rom. Si tratterebbe di 14 persone, provenienti dal campo La Barbuta, che andrebbero ad abitare tutti insieme nello stesso appartamento. Sempre in queste ore analoga situazione è accaduta in via Schopenhauer n.66 dove un’altra famiglia rom ha ottenuto una casa popolare, e stranamente con una domanda fatta nel 2018: se ciò risultasse vero significa che avrebbe saltato le graduatorie», attacca Fabrizio Ghera, capogruppo alla Regione Lazio di Fratelli d’Italia, che poi conclude «Ma la sindaca non aveva promesso che avrebbe chiuso tutti gli insediamenti? Da Casal Bruciato a Casal De Pazzi la Raggi continua a dare case ai rom. Una vergogna, uno schiaffo a tutte quelle famiglie italiane senza un tetto». Di segno opposto, ovviamente, la posizione della sindaca Raggi: «CasaPound specula sulla pelle delle persone. Questi delinquenti chiedono che l’appartamento venga tolto alla famiglia rom. Chiedono che queste persone tornino nei campi nomadi. Gli stessi campi rom che l’estrema destra dice di voler chiudere e che ha aperto anni fa. Cosa propongono? Nulla. Perché non hanno idee».

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