Castelvetrano, scoperta loggia segreta: 27 arresti, anche politici

Castelvetrano, scoperta loggia segreta: 27 arresti, anche politici

Trapani, 21 marzo 2019 – Blitz dei carabinieri contro una loggia massonica segreta a Castelvetrano che grazie a un vasto sistema corruttivo condizionava la politica. Nel paese natale del boss latitante Matteo Messina Denaro, i militari, coordinati dalla Procura, hanno eseguito 27 arresti per reati contro la Pubblica Amministrazione, contro l’amministrazione della Giustizia, nonché associazione a delinquere segreta. Indagate a piede libero altre dieci persone.

Nella rete dei militari del Comando Provinciale di Trapani sono finiti anche esponenti politici come l’ex deputato regionale di Fi Giovanni Lo Sciuto, l’ex sindaco di Castelvetrano Felice Errante e l’ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana ed ex deputato nazionale di Fi Francesco Cascio, ora ai domiciliari come Errante. Inoltre Lo Sciuto, 56 anni, nella scorsa legislatura era vicepresidente della Commissione Lavoro e componente dell’Antimafia regionale.

Tra gli indagati spunta anche il nome di Roberto Lagalla, assessore regionale siciliano alla Pubblica istruzione. Lagalla ha ricevuto l’avviso di garanzia per abuso d’ufficio: secondo l’accusa l’ex deputato Lo Sciuto avrebbe corrotto Rosario Orlando, responsabile del centro medico legale dell’Inps fino al maggio 2016, “attraverso regalie ed altre utilità, e, grazie ai legami fra Lo Sciuto e l’ex rettore Roberto Lagalla per l’aggiudicazione di una borsa di studio a favore della figlia all’università di Palermo”. Inoltre indagato Giovannantonio Macchiarola, storico segretario dell’ex ministro Angelino Alfano. Macchiarola, che oggi è dirigente Eni, è indagato perché “quale pubblico ufficiale, abusando della sua qualità di Capo della Segreteria Particolare del Ministro dell’Interno e del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri”, riferiva a Cascio che Lo Sciuto era iscritto nel registro degli indagati”. Macchiarola è indagato per rivelazione del segreto istruttorio. 

Invece il candidato sindaco Luciano Perricone è tra gli arrestati. Perricone puntava alla poltrona di primo cittadino nel comune di Castelvetrana, che andrà al voto dopo due anni di commissariamento per il precedente scioglimento per mafia. Secondo l’accusa mossa dal gip, il candidato “si è reso disponibile all’esecuzione delle direttive impartitegli da Giovanni Lo Sciuto nella consapevolezza dell’esistenza dell’associazione segreta e di agire in favore di questa, in particolare e tra l’altro rendendosi disponibile, in qualità di candidato Sindaco alle elezioni per il Comune di Castelvetrano, a rappresentare e garantire le esigenze del gruppo rappresentato da Lo Sciuto a fronte per dell’appoggio elettorale da parte di quest’ultimo”.  

L’operazione, denominata “Artemisia”, ha tolto il velo a una loggia massonica segreta che avrebbe condizionato la pubblica amministrazione e le indagini della magistratura. Politici, professionisti e massoni volevano così orientare le scelte del Comune, nomine e finanziamenti a livello regionale e anche di ottenere notizie riservate sulle indagini in corso della magistratura. L’associazione segreta corrompeva e controllava enti locali, quali il comune di Castelvetrano e l’Inps di Trapani. Perquisita la loggia che si trova in via Giuseppe Parini. 

In manette sono finiti anche tre poliziotti: uno presta servizio alla questura di Palermo, uno a Castelvetrano e uno alla Dia di Agrigento. 

LO SCIUTO GESTIVA MACCHINA DI POTERE – Giovanni Lo Sciuto “gestiva una macchina di potere“, sostengono gli inquirenti. “Lo Sciuto utilizzava tali modalità d’azione anche e soprattutto per condizionare le competizioni elettorali ed ottenere l’elezione dei componenti dell’associazione grazie all’enorme rete clientelare creata mediante la commissione dei reati fine dell’associazione a delinquere stessa (corruzioni, abusi di ufficio,truffe in danno dello Stato e falsi contro la fede pubblico)”. 

Tutti gli arrestati devono rispondere, a vario titolo, di corruzione, concussione, traffico di influenze illecite, peculato, truffa aggravata, falsità materiale, falsità ideologica, rivelazione ed utilizzazione del segreto d’ufficio, favoreggiamento personale, abuso d’ufficio ed associazione a delinquere segreta finalizzata ad interferire con la pubblica amministrazione (violazione della cosiddetta legge Anselmi). Notificati anche 5 obblighi di dimora e una misura interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio, e altre 4 informazioni di garanzia. 

Sotto la lente circa 70 casi di pensioni di invalidità concesse a cittadini “consigliati” da Lo Sciuto. L’ex deputato regionale sfruttava così il rapporto privilegiato con il presidente dell’ente di formazione professionale Anfe (Associazione Nazionale Famiglie Emigrati), Paolo Genco, anch’egli arrestato. I due, secondo il gip, avrebbero creato “uno stabile accordo corruttivo”. I due si scambiavano favori: Lo Sciuto avrebbe ottenuto assunzioni per persone da lui segnalate oltre che appoggio elettorale e anche finanziario, e in cambio avrebbe agevolato la concessione dei finanziamenti a favore dell’Anfe. 

Inoltre Lo Sciuto capeggiava un’organizzazione, con la collaborazione del massone Giuseppe Berlino, dell’ex Sindaco di Castelvetrano Felice Errante Jr., dell’ex vice sindaco Vincenzo Chiofalo e dal commercialista massone Gaspare Magro che aveva come obiettivo il condizionamento dell’attività di organi costituzionali e della pubblica amministrazione.

CASCIO SU FB: LA FINE DI UN INCUBO – Francesco Cascio solo a novembre sulla sua pagina Facebook scriveva della “fine di un incubo: ho atteso con fiducia i tempi della giustizia. Ora mi sento finalmente libero e con gli stessi diritti di tutti gli altri grazie a tutti quelli che hanno sempre creduto in me”. L’ex vicepresidente della Regione ed ex presidente dell’Ars, tra gli arrestati di oggi, era stato appena assolto in Cassazione dall’accusa di concorso in corruzione che, a suo tempo, gli costò il seggio in parlamento.
Cascio, politico palermitano e medico igienista, è stato presidente dell’Assemblea regionale siciliana dal 2008 al 2012, il primo eletto a Palermo nelle liste del Pdl. Fu quattro volte deputato dalla tredicesima alla sedicesima legislatura, ricoprendo anche la carica di presidente della Commissione parlamentare Esame delle attività dell’Unione europea.

LA TESTIMONIANZA: DENUNCIAI E MI LICENZIARONO – L’avvocato Antonio Fiumefreddo, ex presidente di Riscossione Sicilia ricorda: “Quando nel febbraio del 2017, come presidente di Riscossione Sicilia, denunciai in Commissione parlamentare nazionale antimafia l’intreccio tra massoneria deviata poteri criminali e referenti regionali, fui accolto da un gelo velenoso, da molti silenzi e da una minaccia di vendetta che puntualmente fu attuata con il mio licenziamento nell’agosto dello stesso anno”. E conclude: “Oggi il procuratore Morvillo con la sua indagine, riscontra ulteriormente quale sia il livello del patto criminale in Sicilia. Bene, anzi benissimo. Ma ho motivo di ritenere e di ribadire che quel patto ha i suoi referenti e consumi i suoi sporchi affari anche a Catania”.


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