Dalle aggressioni neofasciste all'arresto per tentato omicidio: il …

Dalle aggressioni neofasciste all'arresto per tentato omicidio: il ...

Francesco Polacchi, l’editore finito al centro del dibattito politico e culturale degli ultimi giorni a causa della sua presenza con la AltaForte al Salone del libro di Torino, prima di occuparsi di libri ha usato molto le mani. E non solo.

Romano, classe 1986, Polacchi si è sempre schierato in prima fila in difesa (e attacco) delle posizioni dell’estrema destra, in particolare di CasaPound. Dell’organizzazione neofascista è stato giovane dirigente e ha avuto un passato turbolento fin dall’adolescenza: prima di raggiungere la maturità al Liceo Farnesina, era stato infatti espulso dal Convitto nazionale e da una scuola privata della capitale. Dopo l’iscrizione all’università le cose nono sono migliorate, anzi.

Nell’agosto del 2007, quando ha solo 21 anni, viene nuovamente allontanato. Questa volta da una città. Subito dopo essere stato arrestato per tentato omicidio. Il fattaccio succede a Porto Rotondo, in Costa Smeralda: Polacchi aggredisce con altri 14 camerati quattro ragazzi di Sassari. Uno di loro, Stefano Moretti, viene colpito al petto e gravemente ferito da una coltellata nello stomaco. Moretti riconosce Polacchi come l’accoltellatore e l’editore di AltaForte viene accusato di tentato omicidio. Il questore di Sassari gli darà il foglio di via. Ma tutto finirà in niente. L’accusa verrà derubricata a lesioni dolose. Rinviato a giudizio, nel 2017 (dieci anni dopo), il reato verrà dichiarato prescritto. Il fascicolo su Polacchi, infatti, finisce nel pozzo nero del tribunale di Tempio che, senza giudici e cancellieri, non riesce a portare avanti alcun giudizio.

C’è una foto che da un paio di giorni sta facendo il giro dei social, al centro si riconosce (in camicia a righe) il nostro editore che tiene in mano un bastone più o meno nascosto dal tricolore italiano. È stata scattata il 28 ottobre 2008 in piazza Navona. Polacchi è alla testa di un gruppo di neofascisti. Da lì a poco si scatenerà una rissa con gli esponenti di CasaPound che, dopo ripetute provocazioni, si scontrano con il corteo degli studenti delle scuole superiori (che stanno manifestando contro la riforma Gelmini) supportati dagli universitari antifascisti accorso in loro aiuto. La Digos li conosce, sa con chi ha a che fare e infatti si rivolge direttamente a Polacchi chiamandolo per nome e invitandolo a tranquilizzarsi. Tra tavolini e sedie che volano, cariche della polizia sul corteo, le immagini video fanno il giro d’Italia e non solo. I giovani di CasaPound hanno con loro manici di piccone, cinte e bastoni.

Pochi giorni dopo un gruppo di CasaPound fa irruzione negli studi della Rai dove va in onda Chi l’ha visto?. L’obiettivo è la conduttrice Federica Sciarelli, «colpevole» ai loro occhi di avere proprio diffuso le immagini delle aggressioni del Blocco Studentesco. Immagini che mostrano il ruolo attivo avuto da Polacchi.

Errori di gioventù? Forse. Fatto sta che il 13 aprile 2010 ad avere la peggio è lui: viene ricoverato all’ospedale con un braccio rotto in seguito all’aggressione a colpi di cinghie e bastoni compiuta ai danni dei militanti di un centro sociale romano, Acrobax.

Altro giro, altri scontri. Questa volta siamo nel quartiere di Casalbertone, la mattina alcuni componenti del Circolo Futurista hanno aggredito un antifascista. Scoppiano dei tafferugli e Polacchi c’è. Siamo al 23 marzo 2012. Passa un po’ di tempo e rieccolo in azione: è alla guida di un manipolo di neofascisti di CasaPound che in un’azione dimostrativa alla sede della rappresentanza a Roma dell’Unione europea. Accanto a lui c’è il vicepresidente dell’organizzazione Simone Di Stefano.

Qui finisce la striscia di violenze che lo ha visto protagonista. Almeno per un po’. Due anni fa un ritorno di fiamma per le vecchie abitudini. Nel frattempo ha lasciato Roma per Milano dove gestisce il marchio di abbigliamento Pivert, molto amato dai gruppi di estrema destra e recentemente indossato anche dal ministro Matteo Salvini. Il 30 giugno 2017, però, Polacchi è alla testa di un gruppo di skinhead che fa irruzione nella sede del comune lombardo, Palazzo Marino, e aggredisce i rappresentati dell’associazione «Nessuna persona è illegale». Ci sarà un processo. L’editore di AltaForte è stato rinviato a giudizio con l’accusa di lesioni. Nel luglio 2018 la nascita della casa editrice.

Ieri la dichiarazione: «Io sono fascista, il vero male del Paese è l’antifascismo». Alla quale ha fatto eco un’altra notevole sparata a La Zanzara su Radio24: «Benito Mussolini sicuramente è stato il miglior statista del secolo scorso. Se mi portate un altro statista come lui, parliamone, però non credo ce ne siano. De Gasperi o Einaudi? Einaudi? Ma stiamo scherzando?»

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Źródło: La Stampa

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