Elemosiniere del Papa riattiva luce in stabile occupato

Elemosiniere del Papa riattiva luce in stabile occupato

In anni di occupazione hanno accumulato oltre 300mila euro di debiti con la società che gli fornisce la corrente elettrica. Così, dopo un interminabile braccio di ferro, lunedì 6 maggio sono arrivati i tecnici a mettere i sigilli al contatore e il palazzo occupato di via di Santa Croce in Gerusalemme 55, a Roma, di cui ilGiornale.it si era già occupato in passato, è rimasto completamente al buio. Fino a ieri sera quando è intervenuto l'elemosiniere di papa Francesco, Konrad Krajewski, che, come hanno raccontato gli attivisti dello Spin Time a Repubblica, "si è calato nel pozzo, ha staccato i sigilli e ha riacceso la luce".

Nell'ex sede dell'Inpdap di via Santa Croce in Gerusalemme, occupata abusivamente nel 2013 da Action, uno dei movimenti per la casa più attivi della Capitale (guarda il video), vivono circa 450 persone (guarda la gallery). Tra questi ci sono anche un centinaio di ragazzini che non hanno ancora raggiunto la maggiore età. È solo uno degli innumerevoli stabili occupati nella Capitale per cui il Campidoglio sta cercando di trovare una soluzione. In via di Santa Croce in Gerusalemme 55 uno dei problemi maggiori è il debito che gli abusivi hanno accumulato nel corso degli anni. Ad oggi si aggira intorno ai 300mila euro. Una cifra mostruosa che nessuno vuole pagare alla società che eroga l'energia e che di tutta risposta, a inizio maggio, ha deciso di mettere i sigilli al contatore e staccare la corrente.

Ieri, nella trattativa tra gli abusivi e il Comune di Roma, si è infilata anche la Santa Sede. Alle 22 circa l'elemosiniere di papa Francesco, da poco tornato da Lesbo dove ha portato la solidarietà di Bergoglio ai profughi, ha ripristinato la corrente elettrica dopo aver personalmente staccato i sigilli messi al contatore. "Il cardinale è arrivato nel pomeriggio, ha portato regali a tutti i bambini e ha promesso che se entro le 20 non fosse stata ripristinata la corrente nello stabile l'avrebbe riallacciata lui stesso – hanno raccontano gli occupanti a Repubblica – e così è stato Padre Konrad si è calato nel pozzo, ha staccato i sigilli e ha riacceso la luce. E si è preso, a nome del Vaticano, la piena responsabilità dell'azione con Prefettura e Acea".

Subito dopo il blitz dell'elemosiniere di Bergoglio, Areti spa, che gestisce l'infrastruttura per il gruppo Acea, è arrivata in via di Santa Croce in Gerusalemme 55 scortata da alcune camionette della polizia per provare a rimettere i sigilli al contatore. Ma, urlando "Senza luce non si vive", gli abusivi hanno formato una barriera umana per impedir loro di accedere alla cabina elettrica dello stabile. Fino alle 3 di notte la tensione è stata altissima. Poi, come riporta ancora Repubblica, le forze dell'ordine hanno deciso di evritare qualsiasi scontro e hanno abbandonato la palazzina.

Fonti vaticane vicine all'Elemosineria Pontificia, sentite dall'agenzia Adnkronos, hanno fatto sapere che Krajewski "ha sentito il dovere di compiere un gesto umanitario, provvedendo personalmente a riattivare la corrente elettrica all'edificio", che non è di proprietà del Vaticano. Questo gesto, sottolineano ancora le stesse fonti, "è stato compiuto dal cardinale Krajewski nella piena consapevolezza delle possibili conseguenze d'ordine legale cui ora potrebbe andare incontro, nella convinzione che fosse necessario farlo per il bene di queste famiglie".


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Źródło: Corriere della Sera

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Źródło: Quotidiano.net

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Źródło: Adnkronos

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Źródło: Il Tempo

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