Giornata mondiale della poesia: inviateci i versi che amate di più

Giornata mondiale della poesia: inviateci i versi che amate di più

Celebriamo tutti insieme la Giornata mondiale della poesia: leggete questa nostra inchiesta sul fenomeno poetry slam, guardate le nostre scelte di versi su cinque diversi temi – lavoro, mare, amore, gatti, natura – e attraverso i commenti all'articolo mandateci i versi che amate di più. Li raccoglieremo e li pubblicheremo sul nostro sito

Poetry slam, quando la poesia diventa di strada

di ALESSANDRA RONCATO

In Italia se ne organizzano sempre di più, in teatri e locali, ma anche nei posti più inaspettati: ospedali, carceri, per strada, persino nei fast food. E nella settimana della Giornata mondiale della Poesia che si celebra ogni 21 marzo, si moltiplicano, da Otranto a Milano, da Genova a Firenze. I Poetry Slam sono gare tra poeti a colpi di versi e seguono regole precise. Il primo in assoluto, organizzato dal poeta americano Marc Smith, si è tenuto in un jazz club di Chicago a metà degli anni 80 e all’inizio era solo un modo per attirare un po’ di gente nel locale. Ma il successo ha superato le aspettative e il format del Poetry Slam è diventato presto una formula da esportazione. “Da noi il movimento è arrivato nel 2001, portato dal poeta Lello Voce”, racconta Simone Savogin slammer comasco, classe 1980, che con le sue poesie è arrivato alle finali di Italia’s Got Talent (in onda venerdì su Sky Uno e TV8) e di cui oggi, non a caso nella Giornata mondiale della Poesia, esce il libro Scriverò finché avrò voce (Tre60, 144 pagine, 12,90 euro). “Negli anni la cultura del Poetry Slam è diventata sempre più popolare tanto che nel 2013 è nata la Lips (Lega italiana Poetry Slam), un’associazione che unisce tutti gli Slam e che ha permesso di fare rete e organizzare i nostri campionati nazionali”.


Giornata mondiale della poesia: inviateci i versi che amate di più

L’anno scorso lungo la penisola si sono svolti oltre duecento Slam. “Ma quest’anno arriveremo quasi sicuramente a 300 gare”, racconta Savogin, per tre volte vincitore del campionato italiano di Poetry Slam. Le regole fondamentali? Tre minuti di performance, un testo proprio da recitare e una giuria composta a estrazione tra il pubblico presente. Una tappa del campionato di Poetry Slam prevede la partecipazione di almeno sei poeti. “Generalmente si dà la possibilità agli slammer di leggere o recitare due pezzi a serata e poi si va alla finale. Abbiamo organizzato Slam su questioni importanti come la volenza sulle donne, l’ecologia, la guerra. Per due anni di seguito, li abbiamo portati anche nel carcere di Opera con la partecipazione di slammer detenuti e non. Spesso uno Slam è anche termometro della società e dell’urgenza di comunicare quello che ci angoscia: ultimamente, ad esempio, molti poeti portano versi che hanno a che fare con la migrazione. Ma nella maggior parte dei casi le gare sono a ‘tema libero’, ognuno porta quello che sente e nel modo in cui lo sente”. A introdurre la gara c’è sempre un Mc, Master of Ceremony, che pronuncia il suo sacrifice, ovvero, una poesia di livello medio su cui la giuria può tararsi per esprimere il proprio voto.


Giornata mondiale della poesia: inviateci i versi che amate di più

A disposizione dello slammer nessun sottofondo musicale: “Hai solo te stesso e la tua voce. Ci sono persone che battono il corpo per creare un ritmo e altre che fanno beatbox con il testo. Come lo spagnolo Dani Orviz che a livello di performance è irraggiungibile. In Italia Francesca Gironi, ballerina marchigiana, unisce danza e poesia”. La presenza femminile nelle competizioni è ancora minoritaria rispetto a quella maschile: “La proporzione è di una donna ogni tre partecipanti maschi, ma purtroppo ci sono anche Slam di soli uomini. In compenso esistono gruppi poetici fondati da sole donne, tipo Le bellezze al bagno di Milano. Sono tre ragazze, due Mc e una slammer”. I gruppi poetici si occupano di organizzare gli Slam in tutta Italia e spesso si riuniscono anche per scrivere insieme. “Ogni regione ha almeno un gruppo poetico ma in molti casi ne hanno anche due. Penso alla Toscana che ha gli Yawp! di Pisa e i Fumofonico di Firenze. O l’Emilia Romagna dove ci sono gli Zoopalco di Bologna e i VoceVersa di Cesena. Tutti sono impegnati a diffondere la cultura dello Slam”.

Torino è una città in cui il movimento è molto seguito: “L’Off Topic, hub culturale, ospita uno Slam al mese da sei mesi e ha una capienza di oltre duecento posti. Non è facile trovare ogni mese duecento persone che vanno a sentire una performance di poesia a scatola chiusa, eppure le serate sono sempre piene di gente”. In Italia si contano un migliaio di slammer e il loro numero è in crescita costante. Alla causa del movimento forse servirà anche la partecipazione di Simone Savogin al talent show televisivo: “Ho ricevuto critiche dai puristi come era inevitabile. Ma non dai miei colleghi slammer. Penso che per diffondere la poesia ogni mezzo può essere adatto, l’importante è non abbassare gli standard: essere onesti è il modo migliore di affrontare le cose anche in un mondo, quello della tv, che non è il mio”. 

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Źródło: La Repubblica

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