Giro d'Italia 2019 Bologna, prima tappa. Marea rosa in città

Giro d'Italia 2019 Bologna, prima tappa. Marea rosa in città
BOLOGNA – La corsa  rosa è partita.

In pole l'olandese Tom Dumoulin (vincitore nel 2017) che è scattato per primo dalla pedana in via Rizzoli alle 16.50. Poi il via libera, con partenze ad un minuto di distanza, al serpentone con 176 corridori iscritti complessivamente. Occhi puntati su Vincenzo Nibali, a caccia di uno storico  tris e nono a staccarsi dalla 'rampa'. Migliaia di appassionati e tifosi assiepati lungo le transenne determinati a non perdersi il passaggio lampo dei loro beniamini.

La partenza del Giro egli altri eventi in corso sotto le Due Torri sono il "risultato di una città che sa accogliere, che vuole tenere al centro la vita dei cittadini agevolando le iniziative che si riconoscono in questo spirito: grazie a tutti" il messaggio del

sindaco Virginio Merola

mentre si consumava l'attesa, con le strade chiuse diverse ore prima della partenza del primo corridore. Bologna sta vivendo una specie di mega T-day.

"Un tratto importante per gli atleti che mirano alla classifica, per i velocisti sarà una kermesse, il loro giro inizierà alla terza tappa", analizza il direttore della corsa rosa Mauro Vegni. "Possono venire fuori già distacchi sul mezzo minuto, il favorito è Tom Dumoulin, ma occhio a Primoz Roglic che sta andando fortissimo e può essere la sorpresa", dice Francesco Moser, che si aggiudicò la corsa nel 1984.

L’arrivo dell’ultimo atleta è atteso attorno alle 20, poi domani i ciclisti si trasferiscono in sfilata da piazza Maggiore a Casalecchio, dove alle 12.10 parte la tappa che dopo 200 chilometri raggiungerà Fucecchio. "Sono convinto ci sarà una folla impressionante e i problemi logistici passeranno in secondo piano", continua Vegni.

Il contraltare di questa festa dello sport sono infatti i disagi alla viabilità e agli spostamenti dei residenti causati dalle chiusure stradali. Via di Casaglia sarà off limits già dalle 6, dalle 11.30 alle 20.30 stop al traffico nelle vie interessate dal percorso, da Ugo Bassi a porta San Felice e relativi viali, poi via Andrea Costa, Porrettana fino a via Monte Albano. Bologna si dice che quella curva del Diavolo si fa fatica persino a percorrerla in auto. E quella curva sarà, anche oggi, il posto più adatto per cogliere al meglio l’essenza del ciclismo. Quella strada ad esse che s’impenna improvvisamente davanti a un ex convento è la curva delle Orfanelle, luogo mitico di ogni appassionato di ciclismo e incubo incombente per i ciclisti in gara.


La Corsa rosa è partita: Dumoulin scatta per primo al Giro d'Italia a Bologna

Anche Sala Borsa si tinge di rosa ed allestisce, tra le "novità da leggere", una biblioteca mobile rigorosamente ciclistica che si chiama "Pronti, partenza, via"; turisti e lettori appassionati di storia del ciclismo potranno leggere o prendere in prestito diversi testi che hanno fatto la storia del Giro. Tra i diversi volumi esposti spicca "I leggendari" di Rino Negri, la coppia delle meraviglie "Coppi e Bartali" di Marchesini e un libro redatto da Porreca sul campione di Cesenatico Marco Pantani scomparso il 14 febbraio 2004.

Finale tradizionale dei Giri dell’Emilia, la salita verso San Luca è stata però protagonista altre volte anche di tappe del Giro d’Italia. Così sarà oggi per una cronoprologo che riecheggia le leggende delle due ruote. Celeberrima, forse seconda solo a quella in cui Coppi passa la borraccia a Bartali (o viceversa, qui resta il mistero), è la foto di Fiorenzo Magni che stringe con i denti una corda legata al manubrio, mentre affronta le rampe di San Luca. Era il Giro d’Italia del 1956.

Racconterà Magni anni dopo al giornalista Pier Augusto Stagi: "Fu il mio meccanico Faliero Masi a tagliare un pezzo di camera d’aria che fissammo al manubrio. Mi ero infortunato una clavicola in una tappa in Toscana, ma avevo continuato il Giro. Facendo la ricognizione sulla salita di San Luca, mi resi conto di non riuscire a stringere il manubrio dal dolore che mi provocava. E così tenendo in bocca il pezzo di camera d’aria potevo alleggerire lo sforzo delle braccia".

 

Ma Bologna va ricordata anche come sede della prima cronometro in tutta la storia della kermesse rosa. Era il 1933 e Alfredo Binda si macinò i 62 chilometri della Bologna-Ferrara, contro il tempo, viaggiando a quasi 40 chilometri all’ora di media. Poi, in quell’edizione, vinse la maglia rosa. La città assaggiava i primi scampoli del boom economico e raccontano le cronache che il giorno del Giro le strade fuori Saragozza pullulavano di appassionati. E anche quell’anno l’organizzazione scelse le salite che portano dal Meloncello al Colle della Guardia come percorso per una cronoscalata.

 

La salita che mette alla frusta i campioni provocò una crisi pure a Chris Froome nel Giro d’Italia del 2009. Il ragazzo bianco nato in Africa si piantò letteralmente sulle rampe dopo le Orfanelle, avanzando a zig zag con le gambe dure e in apnea ma riuscì ad arrivare in cima, alla basilica. Per dire che ai piedi di San Luca si inchinano anche i campioni.


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