Maturità 2019 simulazioni Prima Prova 26 marzo: tracce svolte …

Maturità 2019 simulazioni Prima Prova 26 marzo: tracce svolte ...

La prima prova scritta, esempio tipologia A, della simulazione dell’esame di maturità 2019 riguarda l’analisi e l’interpretazione del testo di un estratto da “Il fu Mattia Pascal” del 1903, di Luigi Pirandello (1867-1936).

Il romanzo in questione è senza dubbio uno dei più importanti della produzione letteraria di Luigi Pirandello, nonché un simbolo della letteratura italiana. Tema centrale la ricerca dell’io, l’analisi individuale e del proprio alter ego.

Di seguito, l’estratto, l’analisi del testo e l’interpretazione, con la risposta ad ognuna delle quattro domande della prova scritta e la breve biografia di Luigi Pirandello.

Io mi vidi escluso per sempre dalla vita, senza possibilità di rientrarvi. Con quel lutto nel cuore, con quell’esperienza fatta, me ne sarei andato via, ora, da quella casa, a cui mi ero già abituato, in cui avevo trovato un po’ di requie, in cui mi ero fatto quasi il nido; e di nuovo per le strade, senza meta, senza scopo, nel vuoto. La paura di ricader nei lacci della vita, mi avrebbe fatto tenere più lontano che mai dagli uomini, solo, solo, affatto solo, diffidente, ombroso; e il supplizio di Tantalo si sarebbe rinnovato per me. Uscii di casa, come un matto. Mi ritrovai dopo un pezzo per la via Flaminia, vicino a Ponte Molle. Che ero andato a far lì? Mi guardai attorno; poi gli occhi mi s’affisarono1 su l’ombra del mio corpo, e rimasi un tratto a contemplarla; infine alzai un piede rabbiosamente su essa. Ma io no, io non potevo calpestarla, l’ombra mia. Chi era più ombra di noi due? io o lei? Due ombre! Là, là per terra; e ciascuno poteva passarci sopra: schiacciarmi la testa, schiacciarmi il cuore: e io, zitto; l’ombra, zitta. L’ombra d’un morto: ecco la mia vita… Passò un carro: rimasi lì fermo, apposta: prima il cavallo, con le quattro zampe, poi le ruote del carro. – Là, così! forte, sul collo! Oh, oh, anche tu, cagnolino? Sù, da bravo, sì: alza un’anca! Alza un’anca! Scoppiai a ridere d’un maligno riso; il cagnolino scappò via, spaventato; il carrettiere si voltò a guardarmi. Allora mi mossi; e l’ombra, meco, dinanzi2 . Affrettai il passo per cacciarla sotto altri carri, sotto i piedi de’ viandanti, voluttuosamente3 . Una smania mala4 mi aveva preso, quasi adunghiandomi5 il ventre; alla fine non potei più vedermi davanti quella mia ombra; avrei voluto scuotermela dai piedi. Mi voltai; ma ecco; la avevo dietro, ora. “E se mi metto a correre,” pensai, “mi seguirà!” Mi stropicciai forte la fronte, per paura che stessi per ammattire, per farmene una fissazione. Ma sì! così era! il simbolo, lo spettro della mia vita era quell’ombra: ero io, là per terra, esposto alla mercé dei piedi altrui. Ecco quello che restava di Mattia Pascal, morto alla Stìa6 : la sua ombra per le vie di Roma. Ma aveva un cuore, quell’ombra, e non poteva amare; aveva denari, quell’ombra, e ciascuno poteva rubarglieli; aveva una testa, ma per pensare e comprendere ch’era la testa di un’ombra, e non l’ombra d’una testa. Proprio così! Allora la sentii come cosa viva, e sentii dolore per essa, come il cavallo e le ruote del carro e i piedi de’ viandanti ne avessero veramente fatto strazio. E non volli lasciarla più lì, esposta, per terra. Passò un tram, e vi montai.

1) Riassumi il contenuto del brano

Il brano in questione descrive il momento il protagonista scappa dalla casa dove era stato accolto e si dilegua tra le strade della città in preda alla confusione.Mattia Pascal ha ormai perso la sua identità e questo vagare senza meta lo rappresenta chiaramente.

Così il protagonista paragona la sua vita alla sua stessa ombra: un riflesso non autentico che lo segue ovunque e di cui non riesce a liberarsi.

Dopo molto girovagare,il brano si conclude con la presa di consapevolezza del protagonista che, dopo aver riacquistato la lucidità, prende un tram per allontanarsi da quel luogo.

2) Individua e spiega i temi centrali di questo episodio, facendo riferimento alle espressioni più significative presenti nel testo

Tema centrale del brano, e di tutto il romanzo, è” l’identità” . Infatti, senza la sua identità il protagonista si sente spaesato e perduto ed escluso dalla vita. La riflessione sul significato della propria esistenza parte dalla trauma dell’esperienza subita, che gli provoca “un lutto nel cuore” e fa scaturire in lui la diffidenza nei confronti del genere umano.

Nucleo centrale del brano è il parallelismo tra la vita e l’ombra: l’ombra può essere calpestata da tutti ed il protagonista non può liberarsene, perché lo segue ovunque. Mattia Pascal è morto, ma Adriano Meis vive nella sua ombra.

3) Soffermati sulla sintassi, caratterizzata da frasi brevi, sulle continue variazioni del tipo di discorso (indiretto, diretto, indiretto libero, ecc.) e sulla presenza di figure retoriche basate su ripetizioni o contrapposizioni di coppie di termini e spiegane il nesso con lo stato d’animo del protagonista

Lo stile adottato dall’autore riflette le emozioni del protagonista: alla confusione e alla depressione di Mattia corrispondono frasi spezzate e domande retoriche (ad esempio: “Chi era più ombra di noi due? io o lei? Due ombre!”), i puntini di sospensione marcano il perdersi dei pensieri e la confusione interiore del protagonista, i punti esclamativi che ricalcano il tormento delle sue conclusioni.

4) Spiega la parte conclusiva del brano: Ma aveva un cuore, quell’ombra, e non poteva amare; aveva denari, quell’ombra, e ciascuno poteva rubarglieli; aveva una testa, ma per pensare e comprendere ch’era la testa di un’ombra, e non l’ombra d’una testa. Proprio così!

Tutto il significato del testo è racchiuso nella frase finale, che esprime quanto sia paradossale la vita. Del protagonista è rimasta solo un’ombra. Nonostante ciò continua a provare forti sentimenti: la sofferenza per il tradimento subito e il dolore per l’incompletezza personale.

La sua ombra è anche intelligente, in quanto dotata di una testa, ma questa intelligenza gli arreca un dolore ulteriore: la consapevolezza di essere un ombra e, quindi, di non essere.

Temi centrali del brano e dell’intera produzione letteraria di Pirandello sono la riflessione interiore, la ricerca dell’io e la consapevolezza della mancanza di certezze. Tutto è mutevole, tutto è relativo, anche la propria identità.

La percezione dell’uomo di Pirandello rispecchia la sua stessa esistenza: lo scrittore, nato in una situazione di agio, all’improvviso si trova a dover fare i conti conti con la necessità di lavorare, l’amata moglie viene ricoverata in manicomio a causa di una malattia mentale ed i figli devono partire la prima guerra mondiale.
Inoltre, la velocità del progresso e la crudeltà della guerra del ‘900 getta l’autore in uno stato confusionale che lo rende privo di punti fermi.

Dunque, la “morte” di Mattia Pascal che rinasce come Adriano Meis racchiude la condizione dell’uomo del Novecento, che lascia dietro di sé l’ombra del Diciannovesimo secolo e davanti a sé tanta incertezza per il futuro.

Luigi Pirandello nasce nel 1867 in Sicilia da una famiglia benestante. Studia lettere a Roma e si laurea a Bonn in glottologia. Tornato in Italia, si trasferisce a Roma con la moglie, dove continua a dedicarsi alla scrittura. La sua vita cambia drasticamente all’improvviso: la famiglia viene colpita da una grave crisi economica, la moglie viene ricoverata in manicomio ed i figli sono costretti a partire per la guerra. In Pirandello si affaccia l’idea di una vita tragica ed imprevedibile.
Così le sue opere, letterarie e teatrali, sono sempre caratterizzate da un umorismo tragico più cupo che sarcastico: per Pirandello la vita è una “pupazzata”, quindi una pagliacciata, alla quale si può sfuggire solo attraverso la scrittura.
Nel 1924 si iscrive al partito fascista, non essendo assolutamente fascista e per questo guardato molto malamente dal regime per il contenuto delle sue opere, che mettono continuamente in dubbio l’identità umana e le certezza della vita.
Luigi Pirandello è considerato uno dei più grandi drammaturghi, scrittori e poeti italiani; fu insignito del Premio per la letteratura nel 1934, a pochi anni dalla morte, che lo sopraggiunse a Roma nel 1936.


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