Nuova ipotesi: c'è la mano di Leonardo Da Vinci nella “Gioconda …

Nuova ipotesi: c'è la mano di Leonardo Da Vinci nella “Gioconda ...

Leonardo Da Vinci, l’uomo che più di tutti simboleggia il Rinascimento, si spegneva ad Amboise (Francia) il 2 maggio 1519. La data della sua nascita è invece incerta, ma si ritiene che sia venuto al mondo verso la metà del XV secolo nei dintorni di Firenze, con ogni probabilità a Vinci – località da cui prendeva il nome già suo padre, il notaio Piero Da Vinci.

Passa l’infanzia in campagna, accudito dalla madre Caterina e da suo marito – trovato per rimediare alla di lei situazione “imbarazzante” – tale Piero del Vacca Da Vinci detto l’Attacccabriga. Il padre invece vive a Firenze con la moglie, dove come notaio si prende cura di diversi affari – ivi comprese alcune incombenze burocratiche legate alla famiglia dei Medici e ad altri altolocati fiorentine.

Come raccontano diverse biografie – tra le più recenti vale la pena segnalare quella di Walter Isaacson, autore che ha trovato la fama qualche anno fa con la sua biografia di Steve Jobs – è proprio nei primi anni in campagna che Leonardo si scopre un attento osservatore della natura. Una tendenza che poi, da adulto, ne avrebbe fatto il mirabolante pittore che fu.

Da ragazzino Leonardo amava passare il tempo all’aperto e osservare il mondo intorno a sé, con attenzione per dettagli come i colori, la prospettiva, il gioco di luci e ombre, il volo degli uccelli o l’incedere dei cavalli. Tutte cose che poi avrebbe coltivato nella sua carriera da pittore.

Già, perché Leonardo fu soprattutto un pittore. Spesso la cultura popolare (non ultimi i videogiochi) lo ritrae come un genio poliedrico, autore di macchine geniali e scopritore di meraviglie. È vero, verissimo che i molti quaderni di appunti che ci ha lasciato (la sua eredità più importante dopo i dipinti, come il famoso Codice Atlantico) mostrano spesso schizzi di macchine e progetti architettonici.

Ma è vero anche il fatto che Leonardo non mai portato a termine nessuno di quei progetti, e che nella maggior parte dei casi le macchine non avrebbero funzionato. Un dettaglio che comunque non impedì a Leonardo di vedere sé stesso e di presentarsi come un ingegnere – ci torneremo tra qualche paragrafo.

Leonardo da Vinci

Pur non avendo mai sposato Caterina, Piero si mostrò attento alle sorti del figlio e, notato il suo talento artistico e la sua scarsa attitudine verso la professione paterna, lo fece inserire come apprendista nello studio (già, ma oggi si direbbe atelier) Andrea del Verrocchio. Qui Leonardo, poco più che bambino, avrebbe cominciato la sua vera formazione artistica.

Ai tempi gli apprendisti avevano il compito di completare le tavole dell’artista intestatario, mettendo una collina qui o un uccellino là, ritoccando un colore. Così imparavano e alleggerivano il lavoro del maestro, ed erano questi i primi compiti che toccarono a Leonardo. Che si ritrovò come compagni altri che poi sarebbero diventati famosi – c’era anche Sandro Botticelli, l’autore del fondamentale La Nascita di Venere.

Leonardo da Vinci non tarda a farsi riconoscere per il suo talento. Le sue Madonne sono ricercatissime, e il pubblico fiorentino è innamorato del suo sfumato – tecnica che praticamente ha inventato. Ancora apprendista, Leonardo sviluppa una notevole attenzione per gli sfondi, impara a padroneggiare la luce e le proporzioni. Di fatto pone le basi per tutta l’arte pittorica che sarebbe venuta dopo quegli anni a Firenze e in tutto il mondo.  

Letture Consigliate

A un certo punto la capitale toscana comincia però ad andargli stretta e così fa una cosa che per l’epoca era piuttosto nuova: manda un curriculum. O, per meglio dire, invia una lettera di presentazione a Ludovico il Moro, allora signore di Milano. È la famosa Lettera d’impiego in nove paragrafi (1482) nella quale Leonardo descrive sé stesso come ingegnere esperto di armi e guerre, maestro di idraulica e di architettura. E alla fine fa notare di essere piuttosto bravo anche con pittura e scultura. Già, per tutta la sua vita Leonardo ha visto sé stesso prima di tutto come scienziato, ingegnere, architetto; il suo memorabile talento per la pittura sembrava, dagli appunti che ci ha lasciato, quasi una cosa accidentale. In ogni caso, quella lettera, insieme a un incarico assegnatogli da Lorenzo il Magnifico, lo portò a Milano e alla corte di Ludovico Maria Sforza detto “il moro”.

Leonardo da Vinci

Nel suo periodo milanese dipingerà alcune delle sue tele più famose, come l’incredibile Dama con Ermellino, progetterà la “città ideale” e svilupperà il concetto di rapporto tra uomo, città e acqua. Il modello si può ritrovare nella planimetria di Vigevano, città dove tra l’altro si può visitare la Leonardiana, spazio espositivo che raccoglie le copie di tutte le sue opere più importanti, compresi i quaderni di appunti. Una visita che vale la pena di fare – anche perché gli originali sono sparsi per il mondo e sono pochi quelli che riescono a vederle tutte.

Nella capitale meneghina l’artista toscano coltiva anche alcuni studi sulla matematica; materia che, come scrive nei suoi diari, non è mai riuscito ad approfondire come avrebbe desiderato. Ammirava moltissimo il modo in cui la matematica può spiegare le cose naturali, e il famoso Uomo Vitruviano (notevole il puzzle da 1000 pezzi) si può vedere anche come un tributo a tale devozione. Tuttavia, forse per la sua natura di uomo incostante, sempre vittima di passioni estemporanee, si ritrovò incapace di coltivare a fondo l’arte dei numeri. Riuscì senz’altro a saperne parecchio, ma tra i suoi contemporanei non brillò in questa materia.

L’ammirazione per la matematica è importante per aiutarci a capire che cos’era lo “sguardo di Leonardo”. Un uomo eternamente curioso e assetato di conoscenza, che poteva passare ore con lo sguardo rivolto al cielo, sperando di comprendere così il volo degli uccelli. Un pittore che studiava cadaveri (umani e animali) per poter dipingere immagini più realistiche.

E di certo nella sua pittura gli sforzi hanno pagato (con gli interessi). Ancora oggi, infatti, è impressionate il senso di movimento e il dinamismo che Leonardo riusciva a mettere nelle sue opere. I muscoli testi, gli sguardi, la torsione dei corpi: guardare un quadro di Leonardo, nella maggior parte dei casi, è assistere al dipanarsi di una storia. A Milano progettò anche la famosa statua equestre, che per il cambiamento della situazione politica (e bellica) non potè mai realizzare: il modello fu recuperato negli anni successivi e riprodotto in diverse forme – la più famosa delle quali si può ammirare all’Ippodromo di San Siro, a Milano. Si occupò anche di progettare scenografie per il teatro, come già aveva fatto a Firenze. E anche in questo campo si distinse – famosi gli spettacoli in cui faceva “volare” gli attori. E, naturalmente, gli furono commissionate opere pittoriche.

Leonardo da Vinci

Naturalmente a Milano dipinse l’affresco l’Ultima Cena, che si può visitare presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie – sempre che riusciate a trovare un biglietto. Se ce la fate, potrete ammirare uno degli affreschi più famosi del mondo, e apprezzare il modo in cui Leonardo ha giocato con la prospettiva da una parte e con il movimento dei corpi e gli sguardi dall’altra. Una narrazione complessa e sfaccettata, ricca di sfumature e molteplici letture. Incredibile.

L’altra famosa opera milanese è la Dama con ermellino, uno dei ritratti più belli che siano mai stati dipinti (e che personalmente preferisco alla Gioconda); insieme ad essa, la Belle Ferronnière. Nel capoluogo lombardo creò anche la Vergine delle Rocce, altro quadro che segna un prima e un dopo nella storia dell’arte. Curioso che all’epoca l’estro di questo artista non fosse sempre ben accetto; pur riconoscendone il talento, infatti, a volte i committenti si rifiutavano di pagare perché l’opera finita non rispettava le richieste e gli standard dell’epoca.

Leonardo Da Vinci: la battaglia di Anghiari

Leonardo da Vinci

I codici di Leonardo, di cui molti avranno sentito parlare, altro non sono che i suoi quaderni di appunti. Ne portava sempre uno con sé, dove appuntava i suoi pensieri o abbozzava nuovi progetti. Questi quaderni sono l’eredità più preziosa di Leonardo, dopo o forse persino alla pari con i suoi quadri.

Ci raccontano chi era, ciò che gli accadeva, i suoi desideri e i suoi mutevoli interessi. Una testimonianza davvero incredibile, a conferma di quanto approfondite fossero le sue conoscenze e quanto avanzate le sue capacità rispetto ai suoi contemporanei. Nei quaderni troviamo i suoi progetti architettonici, le sue famose macchine, l’ingegneria civile. Tutte cose che, nella maggior parte dei casi, non si sono mai trasformate in nulla di concreto – ed è proprio per questo che Leonardo da Vinci non andrebbe considerato un vero inventore. Anche perché di quei pochi progetti che provò a realizzare davvero, quasi nessuno si rivelò funzionante.  

Leonardo se ne va di Milano con l’arrivo degli occupanti francesi, e per diversi anni si muoverà al seguito di questo o quel nobile. Si troverà persino al servizio del sanguinario Cesare Borgia, ma pare che non riuscì mai ad accettare le sue scelte strategiche e morali; è possibile che lavorasse anche come spia di Firenze, cosa che – se vera – probabilmente lo teneva in uno stato di costante ansia e preoccupazione.

Riuscì comunque a trarre vantaggio dall’esperienza. L’essere testimone di tante battaglia e l’aver visto scorrere così tanto sangue, probabilmente, gli fu d’aiuto nella preparazione della Battaglia di Anghiari, opera in cui supera sé stesso con volti umani a cui manca solo la parola. Purtroppo, ancora una volta non finì l’opera, anche se stavolta si trattò più che altro di un errore tecnico relativo alla pittura usata e all’impossibilità di farla asciugare abbastanza in fretta. Il che è un doppio peccato, perché nella stessa stanza avremmo avuto anche un’opera di Michelangelo. Ci restano le tele preparatorie e suoi appunti, sui famosi quaderni; ma il cartone originale è andato perduto purtroppo (al Louvre è esposta un’ammirevole copia).

Nella seconda metà del XVI sec. Leonardo inizia la sua opera più famosa, vale a dire La Gioconda. Al netto del dibattito su chi sia la donna ritratta, e dei puerili commenti sul suo “misterioso” sorriso, di questo quadro è importante dire che può rappresentare da solo tutta, o la maggior parte dell’arte leonardiana. Le sfumatura, il lavoro sull’espressione, il movimento del corpo (la torsione in particolare), la direzione dello sguardo, l’attenta composizione dello sfondo, l’uso dei vari elementi per indirizzare chi guarda. In questo quadro c’è tutto Leonardo, e dunque c’è tutta l’arte del suo tempo, di cui egli fu massimo rappresentante.

Leonardo intanto continuava a osservare il mondo, cercando di carpirne quanti più segreti possibile. I suoi studi sul volo e sugli uccelli sono celebri, così come il modo in cui riversava le sue molte conoscenze nei quadri.

Leonardo da Vinci

Non smise mai di lavorare e di studiare, ma non era uno stacanovista ossessivo. Anzi, di Leonardo si può affermare che fosse un bon vivant, uno che amava apparire con abiti raffinati e colori sgargianti. Non perdeva occasione di viziare il suo Salai, apprendista che era con ogni probabilità il suo amante prediletto, né di celebrare feste o prendere parte a eventi mondani. La distanza rispetto al contemporaneo Michelangelo, contrito nella sua passione religiosa, non potrebbe essere più grande.

Leonardo Da Vinci passò gli ultimi anni della sua movimentata vita in Francia. Sentendo forse l’avvicinarsi della morte, fece testamento il 23 aprile 1519, e morì il 2 maggio dello stesso anno. Cinquecento anni fa dunque, ragion per cui quest’anno sarà segnato, tra le altre cose, dalle celebrazioni di #Leonardo500.

È l’uomo che simbolizza un’intera epoca storica; Leonardo è il Rinascimento, la firenze medicea e la milano sforzesca. Non fu l’unico genio del suo tempo, forse nemmeno il più grande, ma difficilmente si potrebbe sopravvalutare l’immenso valore di Leonardo da Vinci. Fu scienziato, pittore, naturalista, inventore, ingegnere, paleontologo persino e naturalmente il più grande anatomista di tutti i tempi.

Certo, poche di queste cose le fece al meglio e fino in fondo, ma per molti aspetti anticipò di decenni (o secoli) quelli che avrebbero seguito le sue tracce. Non può certo sorprendere che molti tra i grandi osservatori, nei secoli successivi, si siano soffermati su Leonardo. Persino il professor Sigmund Freud volle approfondire la figura dell’artista toscano – ma il saggio che scrisse, Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci, fu funestato da un banale errore di traduzione.

Valore che gli fu riconosciuto anche in vita, e pur essendo un uomo raffinato non perse mai di vista la semplicità contadina in cui era nato. Tant’è che la sua ultima nota scritta si chiude più o meno con devo andare, la cena è pronta.


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