Prato, sesso con un minore: prof ai domiciliari | Il pm: ipotesi di …

Prato, sesso con un minore: prof ai domiciliari | Il pm: ipotesi di ...
Figlio con 14enne, arrestata donna di Prato

Immagine di repertorio (Fotogramma)

E’ finita agli arresti domiciliari la 31enne di Prato indagata per aver avuto una relazione con un ragazzo minorenne al quale impartiva ripetizioni scolastiche nel tempo libero, essendo impiegata come operatrice sanitaria. All’epoca dei fatti contestati alla donna il ragazzo, che adesso ha 15 anni, non ne aveva compiuti ancora 14. L’ipotesi di reato è violenza sessuale su minore.

Gli arresti domiciliari, secondo la Procura, sono stati resi necessari per evitare l’inquinamento delle prove da parte della donna: vista la gravità del fatto di cui si è macchiata, la donna – secondo la Procura – potrebbe reiterare anche il reato di atto sessuali con minori.

E’ un quadro inquietante a tinte scure e macabre quello che emerge dall’ordinanza di applicazione della misura cautelare, fatto di messaggi continui e minacce. “I contatti fra la donna e il minore sono confermati dall’analisi delle chat”, “170 pagine di chat stampate” ha rivelato all’AdnKronos il procuratore capo di Prato, Giuseppe Nicolosi, il quale ha confermato: “E’ certo che il bambino è figlio del ragazzino e della signora sottoposta a indagini”.

Conversazioni, non foto dunque, che documentano la loro relazione. Dall’analisi del cellulare della donna, è emerso anche che aveva contatti con altri ragazzini “che riteniamo minori”, ha precisato Nicolosi. Inoltre “è emersa la frequentazione di siti pedopornografici da parte della signora e di contatti con altri ragazzi minori. Per quanto riguarda queste frequentazioni abbiamo anche acquisito delle informazioni di natura dichiarativa”. Ora “nel quadro che si presenta per le indagini – ha aggiunto Nicolosi – si tratterà di completare le acquisizioni testimoniali. I contatti risultano, per quello che abbiamo raccolto, per via informatica”.

Il ragazzino era di fatto vittima di torture psicologiche. La donna “in talune occasioni (…) induceva ai rapporti sessuali il minore dopo averlo assillato con centinaia di messaggi su WhatsApp, anche in orario scolastico”. In alcuni casi, si legge nell’ordinanza di applicazione della misura cautelare emessa dal gip, “veniva indotto a compiere atti sessuali a fronte della prospettazione esplicita della donna di volersi suicidare e della possibilità di essere dissuasa dal compimento di atti autolesivi, esclusivamente in ragione della prosecuzione della relazione sentimentale e sessuale instaurata con il minore, di cui si diceva perdutamente innamorata”.

Contemporaneamente alla consegna dell’ordinanza di custodia, gli agenti della Squadra Mobile hanno eseguito una perquisizione domiciliare nell’abitazione dei coniugi, sequestrando anche materiale. La 31enne di Prato, “con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, e in tempi diversi, agendo presso la sua abitazione, e in alcune circostanze presso la casa della vittima, in assenza di terze persone induceva, mediante una subdola attività di persuasione” il 14enne “a compiere e a subire atti sessuali”, si legge ancora nell’ordinanza, “abusando della sua condizione di inferiorità psichica, dovuta alla differenza di età e alla situazione di evidente disagio in cui si trovava il minore, angosciato dalla consapevolezza di essere padre del piccolo nato il 5.8.2018, in conseguenza degli atti sessuali compiuti (…) e intimorito dal rischio che altri potessero accorgersene per l’evidente somiglianza fra il neonato e lui stesso”.

La donna ha già un figlio di 11 anni avuto dal marito al quale è stato recapitato un avviso di garanzia: l’uomo è indagato per il reato di ”alterazione di stato” perché, secondo la Procura, avrebbe alterato lo stato civile del neonato, nato dalla relazione con il ragazzino in maniera consapevole, pur sapendo che il bimbo dato alla luce dalla moglie non era suo figlio. “C’è un quadro abbastanza significativo tale da farci ritenere che al momento” della registrazione all’anagrafe di questa nascita “il padre sapesse che il bambino non era suo”, ha detto Nicolosi.

La denuncia nei confronti della 31enne arrestata è stata presentata dei genitori del minorenne lo scorso 8 marzo. La querela è stata presentata proprio dalla madre del 15enne, preoccupata per lo stato di disagio psicologico in cui versava il figlio da qualche tempo. Alla fine il ragazzino aveva confidato alla madre di essere stato costretto ad atti sessuali con l’insegnante che gli impartiva ripetizioni di inglese. La donna avrebbe agito “presso la sua abitazione, ed in alcune circostanze presso la casa della vittima (…) induceva, mediante una subdola attività di persuasione, il ragazzino a compiere e a subire atti sessuali (…) abusando della sua condizione di inferiorità psichica, dovuta alla differenza di età e alla situazione di evidente disagio in cui si trovava il minore, angosciato dalla consapevolezza di essere padre del piccolo nato il 5.8.2018, in conseguenza degli atti sessuali compiuti (…) e intimorito dal rischio che altri potessero accorgersene per l’evidente somiglianza fra il neonato e lui stesso”.

IL PRIMO RAPPORTO – Il minorenne di Prato – “indotto” a compiere atti sessuali dalla donna che gli faceva ripetizioni – “riferiva che il primo rapporto era avvenuto a casa di lui durante uno dei pomeriggi nei quali si dovevano tenere le lezioni di inglese (…). Lui si era sdraiato a letto perché stanco e la donna gli si sarebbe posta sopra denudandosi” si legge ancora nell’ordinanza. “Il ragazzo riferiva che era successo altre volte, alcune a casa di lei, soprattutto nella giornata di venerdì, e che aveva coperto l’allontanamento da casa dicendo che andava a trovare un amico che abitava vicino”. E “(…) nel dicembre del 2017 aveva saputo dalla stessa donna di essere il padre del bambino che portava in grembo”.

Secondo quanto riportato poi da una testimone “l’operatrice sociosanitaria non aveva mai fatto mistero, nell’ambiente della palestra, del fatto che il suo secondo genito non fosse figlio di suo marito, ma di un frequentatore della palestra di 25 anni, con lo stesso nome del ragazzino. La donna le avrebbe anche detto che suo marito era consapevole di chi fosse il vero padre, così come ne sarebbe stato consapevole il primo figlio”.

MARZO 2017 – Inoltre, “fin dal marzo del 2017, aveva iniziato a provare dei sentimenti per il minore, ma non vi erano stati rapporti sessuali fino al compimento del suo 14esimo anno, proprio perché ella sapeva che fino ad allora la legge non considera valido il consenso agli atti sessuali del minore” si legge nell’ordinanza di applicazione della misura cautelare emessa dal gip nei confronti della 31enne.

“L’11 marzo 2019 l’indagata assistita dai difensori si presentava spontaneamente dal P.M. per rendere dichiarazioni, seguite da interrogatorio – si legge ancora -. Nel contesto di tali dichiarazioni, riferiva di aver conosciuto il minore nel 2015 in ragione della frequentazione della palestra dove anche suo figlio andava. Riferiva di essere stata incaricata dai genitori del ragazzo di aiutarlo nella preparazione della tesina di inglese per l’esame di terza media (…) Collocava il primo rapporto sessuale alla metà di novembre 2017 (…) Prima di allora non aveva mai manifestato la propria attrazione al minore, sapendo che i rapporti sessuali non erano consentiti dalla legge”.

DA DICEMBRE 2017 SA DI ESSERE PADRE – Il minorenne di Prato “indotto” a compiere atti sessuali dalla donna che gli faceva ripetizioni “riferiva che il primo rapporto era avvenuto a casa di lui durante uno dei pomeriggi nei quali si dovevano tenere le lezioni di inglese (…). Lui si era sdraiato a letto perché stanco e la donna gli si sarebbe posta sopra denudandosi”. “Il ragazzo riferiva che era successo altre volte, alcune a casa di lei, soprattutto nella giornata di venerdì, e che aveva coperto l’allontanamento da casa dicendo che andava a trovare un amico che abitava vicino. (…) nel dicembre del 2017 aveva saputo dalla stessa donna di essere il padre del bambino che portava in grembo”. Secondo quanto riportato poi da una testimone “l’operatrice sociosanitaria non aveva mai fatto mistero, nell’ambiente della palestra, del fatto che il suo secondo genito non fosse figlio di suo marito, ma di un frequentatore della palestra di 25 anni con lo stesso nome del ragazzino. La donna le avrebbe anche detto che suo marito era consapevole di chi fosse il vero padre, così come ne sarebbe stato consapevole il primo figlio”.

14ENNE IN LACRIME CON INSEGNANTI PALESTRA – Ascoltati a sommarie informazioni, l’11 marzo scorso, il responsabile della palestra e l’istruttrice di karate del ragazzino raccontarono di aver parlato con lui su richiesta della madre, preoccupata per il “comportamento strano del figlio”. “Ci disse che la sera prima aveva saputo che chattava con frequenza assidua con la 31enne, che è la madre di un altro mio allievo”. Il minorenne “disse che la sentiva perché lei frequentemente minacciava di ammazzarsi e quindi cercava di sostenerla e tranquillizzarla – le parole dell’insegnante di karate nell’ordinanza del gip -. (…) Si vedeva che era nervoso (…), notai immediatamente che non stava dicendo tutta la verità. (…) Gli dissi che in quell’ufficio erano presenti due delle donne più importanti della sua vita in quel momento, ovvero la madre, di cui doveva fidarsi, e io, che sono quella che lo sta facendo arrivare a buoni livelli a Karate e gli sta assicurando un futuro sportivo importante. Cercai di rassicurarlo e di farlo sentire libero di parlare. Gli chiesi allora di chi fosse il figlio più piccolo di Giulia, visto che lei non faceva mistero che il padre non fosse il marito”. A quel punto le lacrime e la confessione del ragazzino. “In quel momento scoppiò a piangere e disse che lei gli aveva comunicato che era suo. Iniziò a urlare dicendo che quella donna gli aveva rovinato la vita. Raccontò che la 31enne aveva scritto su Facebook di essere incinta e lui, spaventato dall’eventualità di poter essere il padre del bambino, l’aveva chiamata. Lei gli aveva detto di non preoccuparsi perché il bambino era figlio del marito ma, a gravidanza ormai avanzata, gli aveva confessato che in realtà il piccolo che portava in grembo era suo. A quel punto l’aveva pregata di abortire, ma lei gli aveva detto che oramai era tardi”. “Te lo chiedo per l’ultima volta. Non lo devi portare in palestra” implorava il 14enne nell’ordinanza del gip. Chiedeva che la donna non portasse il bambino, dove lui si allenava. “Già mi hai rovinato la vita, puoi evitare di portarlo in palestra” e ancora: “Ti prego, non lo portare sono incasinato già con la scuola non mi creare altri problemi”, ” ti dico che sono in situazione che non so neanche a concentrarmi a scuola ti prego davvero”, “ti prego, voglio andare bene a scuola e fare felici i miei te lo scongiuro faccio ciò che vuoi”. E’ a qual punto, come si legge anche nell’ordinanza,che “viene prospettato un vero e proprio accordo, in base al quale la donna non avrebbe più portato il bambino in palestra e il ragazzino, in cambio, sarebbe andato a casa sua quando lei lo avrebbe chiamato”.

LA TESTIMONIANZA DELLA 31ENNE – “Fin dal marzo del 2017 aveva iniziato a provare dei sentimenti per il minore, ma non vi erano stati rapporti sessuali fino al compimento del suo quattordicesimo anno, proprio perché ella sapeva che fino ad allora la legge non considera valido il consenso agli atti sessuali del minore” si legge nell’ordinanza di applicazione della misura cautelare emessa dal gip nei confronti della donna.”L’11 marzo 2019 l’indagata assistita dai difensori si presentava spontaneamente dal pm per rendere dichiarazioni, seguite da interrogatorio – si legge nell’ordinanza -. Nel contesto di tali dichiarazioni, riferiva di aver conosciuto il minore nel 2015 in ragione della frequentazione della palestra, dove anche suo figlio andava. Riferiva di essere stata incaricata dai genitori del ragazzo di aiutarlo nella preparazione della tesina di inglese per l’esame di terza media (…) Collocava il primo rapporto sessuale alla metà di novembre 2017 (…) Prima di allora non aveva mai manifestato la propria attrazione al minore, sapendo che i rapporti sessuali non erano consentiti dalla legge. Successivamente le ripetizioni non c’erano più state e il ragazzino si recava da lei usando con i genitori la scusa di recarsi da un amico. Da tali incontri sessuali riteneva fosse scaturita la sua seconda gravidanza, dalla quale era nato il piccolo il 5.08.2018, che man mano che cresceva assomigliava sempre più al suo ‘studente'”. “Aveva informato suo marito della sua relazione quando si era accorta di essere incinta, e della probabile paternità del bambino; al momento del riconoscimento del figlio, secondo quanto riferito dall’indagata, il marito sarebbe stato quasi certo di non esserne il padre biologico”. I rapporti tra i due, ormai ridotti a un ‘accordo’, hanno una svolta quando la 31enne lo incalza con messaggi e richieste di nuovi incontri. “Però facendo così in qualche modo mi obblighi a venire – gli risponde il ragazzino – io ho voglia di studiare, e anche tanta, ho poco tempo anche per me stesso” e chiede comprensione, aggiungendo che vorrebbe che il rapporto tornasse come era prima, cioè quando lui era libero di decidere quando incontrarla e le comunicazioni tra i due erano finalizzate esclusivamente a fissare gli incontri. “Spero che il nostro accordo tu non lo infranga – gli scrive la donna – che un giorno ce lo prenderemo per parlare, che quando tu potrai verrai da me e io farò in modo di non portare mai il bambino in palestra. Ti prego, non tradirmi voglio fidarmi di te, ma ho bisogno di trasparenza capisci?”. “Dopo 6 giorni di silenzio, il 31 gennaio 2019 – si legge nell’ordinanza del gip – la donna torna all’attacco, dicendo al ragazzo che le manca e dai toni inizialmente delicati passa alle vere e proprie recriminazioni, lamentando, come di consueto, che mentre lei sta rispettando l’accordo non portando il bambino in palestra, lui, continua a tenerla in sospeso con continui rinvii dei loro incontri, illudendola inutilmente; il ragazzo si giustifica dicendo che è impegnato e non può fare altrimenti. ‘Non ce la faccio, sono sempre venuto e continuerò a venire, ma se fai così, mi sento obbligato’; per evitare che possano esserci delle promesse non mantenute il ragazzo propone che da quel momento gli incontri verranno concordati all’ultimo; lui si impegna ad andare da lei una volta alla settimana mentre lei non farà più recriminazioni. ‘Ci vediamo una volta alla settimana e non porto il bambino in palestra e aspetto te zitta zitta'” lo rassicura lei.

MESSAGGI WHATSAPP – “La versione a discolpa data dall’indagata, la quale ha riferito che pur provando dei sentimenti per il ragazzino fin dal marzo del 2017 ella non avrebbe mai palesato tali sentimenti, proprio perché consapevole che la legge non considerava valido il consenso del minore fino ai quattordici anni ad eventuali rapporti sessuali (…) appare frutto di una precisa linea difensiva che si ritiene smentita dal tenore delle conversazioni WhatsApp tra la 31enne e il minore con riferimento al periodo in cui quest’ultima frequentava l’abitazione del minore per impartire le ripetizioni, e dunque, fino all’inizio dell’estate del 2017″. Tra i messaggi presi in considerazione quello del 6.7.2017, alle 14.10, quando la 31enne scrive al ragazzino “a te ti devo parlare” e poi, il giorno seguente, “devo dirti una cosa”, “rispondi per favore”. E ancora: “Perché mi eviti? Non sono scema”; “so che mi hai detto balle”; “il tuo letto era disfatto …sono particolari importanti”; “non mi raccontare cavolate e non cercare di evitarmi ok?”. “Il tenore di tali messaggi non appare congruente con la prospettiva di un semplice rapporto – scrive il gip – seppur confidenziale, tra un minore e una conoscente che gli impartisce lezioni di inglese (…) L’indagata, oltre che a disvelare, contrariamente a quanto dalla stessa affermato in sede di interrogatorio, i propri sentimenti per il minorenne, si mostra infastidita dal fatto di non ricevere dal tredicenne le attenzioni desiderate e lo rimprovera di non essere del tutto sincero con lei. Che l’interessamento, del tutto palese in questa fase, si connoti sessualmente emerge dal messaggio con il quale la donna commenta il fatto che il letto del minorenne era disfatto, aggiungendo che si tratta di ‘particolari importanti’: trattasi di reazione altamente indicativa di un coinvolgimento intimo, e già connotato da gelosia come dimostrato dall’insistenza con la quale l’indagata reclama le attenzioni del minore (…) I rapporti sessuali che si assumono essere accaduti risultano integrare la fattispecie delittuosa degli atti sessuali con minorenne atteso che il minore (…) al momento del fatto non aveva compiuto il quattordicesimo anno di età”. Sarebbero i messaggi inviati dalla 31enne in tempi recenti a evidenziare il “pieno coinvolgimento sentimentale e sessuale quando il minore era ancora tredicenne”. “Il 15 febbraio 2019 alle ore 22,45 l’operatrice sociosanitaria fa esplicito riferimento alla durata di un anno e mezzo: ‘è difficile spiegarti cosa ho passato in un anno e mezzo… io che ti amo da morire trattata peggio della merda senza capire il perché’. Il 25 febbraio 2019 alle ore 21,36 la donna fa una dichiarazione d’amore nella quale colloca nel marzo del 2017 l’inizio dell’attrazione fisica verso il ragazzo: ‘l’ho saputo dal marzo 2017 quando sono venuta a vedere un esame di cintura di mio figlio.. .era da tanto che non ti vedevo…ti ho lasciato bambino e ti ho ritrovato ragazzo, non mi sei più andato via dalla mente e poi dal cuore'”. “Occorre evidenziare, inoltre, come la documentazione sanitaria acquisita agli atti in ordine alla gravidanza, scaturita da detti rapporti sessuali, consente, allo stato, e salvi eventuali approfondimenti medico-legali, di collocare il concepimento del piccolo nel periodo intercorrente tra il 20 ottobre 2017 e il 23 novembre 2017 – si legge ancora nell’ordinanza -, dunque in epoca coeva al compimento del quattordicesimo anno di età del minore”.

I SOSPETTI DELLA MAMMA DEL 14ENNE – Quando il ragazzino informa la donna che la mamma ha scoperto che stava chattando con lei, la 31enne sprofonda nel panico, iniziando a tempestarlo di domande e indicazioni sulla scusa da inventare per sviare i sospetti, gli suggerisce di cancellare le chat e di cambiare il nome al suo contatto. La mattina dopo, il 28 febbraio scorso, il 14enne comunica alla donna che sua madre, arrabbiata per quanto sospetta sia avvenuto tra loro, è intenzionata ad andare a fondo nella storia, perciò non potranno più incontrarsi. “A quel punto la 31enne si dice intenzionata a contattare la mamma del minore con un pretesto per tastare il terreno – si legge nell’ordinanza del gip – ma questo tentativo non va a buon fine (…) e la donna a fa promettere al ragazzino che se si vedranno di meno lui non frequenterà nessun’altra. Così si concludono gli scambi su WhatsApp”, da dove la donna viene poi bloccata dal 14enne.

LA TELEFONATA DELLA 31ENNE ALLA MADRE – In una conversazione intercettata tra l’indagata e la madre, il 13 marzo 2019, e citata nell’ordinanza del gip, la 31enne le dice, commentando la risonanza mediatica che ha assunto la vicenda, che “tutto ciò non sarebbe successo se i genitori del minore non avessero fatto la denuncia, in sostanza dando la colpa a loro dei danni che il ragazzino potrà subire: ‘avevano a pensarci prima invece di fare la denuncia, che credeva che non uscisse fuori il nome della famiglia (…) hanno fatto male i calcoli, non credevano forse che, che comunque con il loro nome venisse fuori ma …l ‘hanno rovinato ora lui, non l’ho rovinato io ma l’hanno rovinato ora con tutta sta cosa capito'”. “Esternazioni – scrive ancora il gip – che denunciano una personalità immune da qualsiasi ipotesi di autocritica o riflessione sul proprio comportamento e sulle conseguenze che ha provocato e probabilmente ancora produrrà sul minore, sulla famiglia di questo, nonché sul proprio nucleo familiare, di talché sotto il profilo della pericolosità sociale forniscono un ulteriore elemento di prognosi negativa”.

DAI SOCIAL CONTATTI CON ALTRI MINORENNI – E’ dall’analisi del cellulare dell’indagata che sono state evidenziate delle ricerche di video pornografici interessanti minori. “Nonostante il 9.03.2019 avesse bloccato i propri profili social – scrive il gip – è stato comunque possibile visionare i contenuti della bacheca aperti agli altri utenti; dall’analisi di tale profilo emergevano contatti con altri soggetti minorenni (cfr. post dell’ottobre 2017 ove la donna ironizza con un utente, che definisce ‘un ragazzino’ sulla sfida da questo lanciata per essere seguito)”. Importanti, in questo senso, anche le dichiarazioni fatte da alcuni testimoni in merito al comportamento della donna in palestra e negli spogliatoi: “Non era sfuggito infatti agli altri frequentatori che ella tendeva a stare sempre in compagnia degli adolescenti – si legge ancora nell’ordinanza -, tanto da suscitare le bonarie critiche di conoscenti ai quali ella rispondeva che chi sta tra i giovani si mantiene giovane a sua volta”.


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