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Roma, 9 mag – C’è un singolare paradosso, nella vicenda Altaforte: un nome che richiama il piacere del confronto in campo aperto è finito al centro di una storia miserevole risolta con una prepotenza notturna. Ovviamente è un paradosso sfuggito alla gran parte della classe colta, pronta ad attaccare un catalogo di libri mai letti e ignorando anche la storia del nome della casa editrice. Altaforte deriva infatti da una celebre sestina di Ezra Pound risalente al 1909. Si tratta di una poesia desunta da un testo provenzale e ha per protagonista il trovatore-cavaliere Bertran de Born, signore del castello di Hautefort, nella regione francese del Périgord.

La sua produzione poetica comprende una quarantina di componimenti, per un quinto canzoni d’amore, per gli altri quattro quinti sirventesi politici risonanti di focoso entusiasmo guerriero. Dante Alighieri, che certamente conosceva e apprezzava la “poesia delle armi” di Bertran de Born, lo pose come dannato nell’Inferno, tra i seminatori di discordia, per aver messo l’uno contro l’altro Enrico il Giovane, e il padre Enrico II. La sua canzone più famosa è un sirventese (componimento in cui il cortigiano, sirven, elogia il signore) dove si esalta la guerra:

Molto mi piace la lieta stagione di primavera

che fa spuntar foglie e fiori,

e mi piace quand’odo la festa

degli uccelli che fan risuonare

il loro canto pel bosco,

e mi piace quando vedo su pei prati

tende e padiglioni rizzati,

ed ho grande allegrezza

quando per la campagna vedo a schiera

cavalieri e cavalli armati.

E mi piace quando gli scorridori

mettono in fuga le genti con ogni lor roba,

e mi piace quando vedo dietro a loro

gran numero d’armati avanzar tutti insieme,

e mi compiaccio nel mio cuore

quando vedo assediar forti castelli

e i baluardi rovinati in breccia,

e vedo l’esercito sul vallo

che tutto intorno è cinto di fossati

con fitte palizzate di robuste palanche

Ed altresì mi piace quando vedo

che il signore è il primo all’assalto,

a cavallo, armato, senza tema,

che ai suoi infonde ardire

così, con gagliardo valore;

e poi ch’è ingaggiata la mischia

ciascuno dev’essere pronto

volonteroso a seguirlo,

ché niuno è avuto in pregio

se non ha molti colpi preso e dato”.

Questi temi, molto suggestivi, furono poi rielaborati da Pound nella sua sestina, che inizia così:

“All’inferno! la pace appesta tutto il nostro Sud.

Tu, cane bastardo, Papiols, vieni! Diamoci alla musica!

Io non ho vita tranne quando cozzano le spade.

Ma quando vedo stendardi d’oro, di vaio, violacei. opporsi

e i vasti campi sotto loro farsi vermigli

allora urla il mio cuore, quasi pazzo di gioia”.

I toni sono insolitamente violenti, l’attacco al pacifismo è assoluto e privo di sfumature, con una rabbia che difficilmente troveremo ancora nelle poesie poundiane. Pound stesso la definiva “la sestina maledetta” e chi abbia avuto occasione di ascoltarlo mentre declamava questi versi ha raccontato di un’esperienza trasfigurante, decisamente fuori dal comune.

Nella sua visita all’università di Harvard, nel 1939, donò all’ateneo una registrazione della poesia, ma poi chiese che venisse distrutta: si era alle porte del secondo conflitto mondiale e Pound sapeva che le guerre eroiche la cui eco riecheggia nella sestina erano tutt’altra cosa rispetto alla nube che stava per avvolgere l’Occidente. Nel dopoguerra, la poesia poundiana divenne spunto per la libera rielaborazione del cantautore di “musica alternativa” Renato Colella, che sul palco del primo Campo Hobbit interpretò appunto la sua bellissima  “Altaforte”, peraltro mai incisa in un album e oggi disponibile solo in registrazioni amatoriali caricate su YouTube.

Adriano Scianca

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